Piero Paladini Art & Design

L’albero

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01-albero Gravido di tutto ciò di cui sono figlio restituisco al mondo i miei padri e la mia unica madre … la dolce fatina.

Sognavo di correre in un prato e con una caduta riuscivo a sbucciarmi su di un sasso un ginocchio... poi rotolavo per terra, in preda ad un bruciore  intenso al punto da fissarmi per sempre, seppur in sogno, l’odore di quell’erba e del sangue assaggiato sulla punta di un dito.
La linfa scorreva ora nel mio tronco e mi risvegliava alle prime luci del mattino.…  con le radici ben salde nel terreno… e di correre e sanguinare neanche a parlarne .
Piantato per metri in un terreno duro e pietroso, dove un albero giovane come me faceva fatica a crescere… poi, il sole prese ad asciugare ogni mio ramo e le  foglie si mostravano subito ben dispiegate al suo calore, e come ogni giorno mi riscoprivo ad osservare il viottolo a valle, dove alcuni fanciulli al ritorno da scuola si inseguivano giocosi .
Improvvisamente, un colpo alla schiena mi ruppe il fiato... un altro ed un altro ancora… un’ascia mi stava portando via a pezzi separandomi  dalla terra, i pensieri andavano facendosi difficili, tutto attorno vibrava ad ogni nuova botta… e mentre i due, come orsi, premevano da un lato per finirmi, vi fu un chiarore nell’oblio in cui ero già in parte precipitato, ed in quello il volto di una donna… bella e dai capelli innaturali, come turchini …mi sorrideva fiduciosa ed io pensai che, in fin dei conti, era una dolce dipartita .
Una tenaglia, un martello ed una serie di scalpelli, da uno molto grande ad alcuni piccolissimi, in fila e rilucenti alla flebile luce d’una candela, oggetti che fui in grado di riconoscere per via di minute descrizioni fatte da tal Geppetto  e tale mastro Ciliegia che, a sentirli, non vedevano l’ora di ridurmi il primo in un ridicolo burattino ed in una misera gamba da tavolo, il secondo.
Tutti e due in passato avevano spesso sonnecchiato alla mia ombra… ed ora mi trovavo proprio in una di quelle botteghe da falegname .
Ma io ancora pensavo… osservavo… e vedevo un vecchio uomo accovacciato e… ma sì, era il buon Geppetto, ed era chino su quello che pareva ancora uno dei miei robusti rami di ponente ed io, come se fosse quello, cercai di scuoterlo per muoverne le foglie ai margini ma… un calcio partì da una gambetta di legno appena avvitatami, colpendo nel grugno il povero vecchio che, spaurito, schiantò per terra… il resto della storia è cosa ben nota… io mi limiterò a descrivervi le difficoltà ed il sogno di un giovane albero nel divenire prima burattino ed infine uomo .
 
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