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Le grave

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Giangiacomo Acaya - Uomo dell'ultimo Rinascimento
“ Così, stanchi del viaggio, ci mettemmo a dormire, e fu in sogno che vidi quella città apparentemente deserta prendere vita, e lì uomini capaci di sfidare l’aria volteggiare da una torre all’altra .”


Dopo due giorni di viaggio, sulla via che da Napoli portava a Giovinazzo, d’un tratto la terra si presentò divisa in due sotto i nostri piedi, spaccata come da una gigantesca accetta vibrata sul terreno, con forza immane, da un gigante.
Ai piedi dell’enorme voragine scorgemmo, tra il fitto della vegetazione, sul letto di un antico fiume, un’intera cittadella con tanto di mura fortificate. Ciò che ai nostri occhi apparve straordinario fu il vedere un intero feudo sottoposto al terreno, in un luogo avulso dalla normalità, ma dove tutto pareva svolgersi con assoluta naturalezza, tanto che non sapevamo se includere nella nostra ispezione tale meraviglia, per non alterarne l’insolito equilibrio. Decidemmo così di accamparci a ridosso della grava, rimandando all’indomani il da farsi.
Così, stanchi del viaggio, ci mettemmo a dormire, e fu in sogno che vidi quella città apparentemente deserta prendere vita, e lì uomini capaci di sfidare l’aria volteggiare da una torre all’altra.
Al mattino fu chiaro alla mente di tutti noi che, data l’integrità del castello e di tutta la sua cinta muraria, questo non poteva esser sprofondato dal terreno sin giù nella base della gravina, ma lì stesso era nato e costruito, quindi non appartenente né al regno né alla nostra giurisdizione…così proseguimmo per una via alterna, lasciandoci alle spalle il sollievo d’aver preservato quella meraviglia fuori posto dall’ovvietà del mondo.
 
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