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La bombarda

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Giangiacomo Acaya - Uomo dell'ultimo Rinascimento
“ Vi entrai io per primo e per primo arrivai in un antro fiocamente illuminato e lì, sulla mia destra, si parò il sogno dei sogni, l’opera del genio. “


Nel 1535, durante la visita dell’imperatore a Napoli, fui scelto, insieme al Marchese de Alarcòn, per accompagnare il Duca di Urbino in un sopralluogo nelle numerose fortificazioni del Regno. E così, caro Manilio, arrivarono le prime opportunità a dar vita ai sogni, alla possibilità di muovere l’altrui mano con le proprie idee. Una volta in quel di Napoli, vi soggiornai per un certo periodo di tempo, ed ebbi così l’occasione di sentire, oltre che la stima, anche la fiducia del re Carlo V e di altri membri della sua corte. Fu durante una delle nostre ispezioni che de Alarcòn, venuto a conoscenza della mia passione per le macchine da guerra, si riservò di farmi una sorpresa, conducendomi in gran segreto in una remota ala di Castel dell’Ovo . Dopo aver percorso varie ampie sale ed alcuni stretti corridoi, arrivammo ad un’angusta porticina, la cui grata in ferro lasciava intravedere una successiva soglia. Vi entrai io per primo e per primo arrivai in un antro fiocamente illuminato e lì, sulla mia destra, si parò il sogno dei sogni, l’opera del genio. Era dunque l'imperatore il committente della mirabolante arma di Leonardo, la bombarda. Avevo udito meraviglie di tale macchina e del disegno che dettagliatamente la illustrava, ma nulla si sapeva riguardo la sua reale esistenza, tanto che si riteneva una delle svariate leggende che circolavano attorno all'opera del grande maestro.
 
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