Piero Paladini Art & Design

Pinocchio e poi... Opera condivisa tra Piero Grima e Piero Paladini

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Scrivere (belle) favole è arte assai difficile. Scrivere un’«antifavola» compito arduo. Su Pinocchio poi.

Ora, posto che – ipotesi non peregrina – le avventure del nostro amato burattino abbiano titolo per rientrare in tale forma narrativa, ci si accinge qui a leggere una bella favola al rovescio, o meglio, per dirla con Piero Grima, il rovescio di una (bella) favola.

Che è anche il quasi rovescio di un normale libro illustrato - di quelli dove le immagini fanno da corollario al testo, dico - giacché nel nostro caso i quadri di Piero Paladini sono stati concepiti prima del racconto di Grima, per poi essere da quest’ultimo usati come pretesto (o pre-testo) narrativo, quale base iconografica per l’invenzione di un nuovo plot sulla prestruttura della celebre fonte di ispirazione.

Ho usato il «quasi», è bene chiarirlo subito, perché fatalmente il pittore e lo scrittore hanno presto sciolto le briglie logiche e causali dell’«io dipingo, tu racconti» (rivendicando l’essere veramente libero di ogni artista) per avventurarsi, ciascuno con i propri mezzi espressivi, in sentieri narrativi differenti ma non per questo lontani o scollegati.

Pertanto «i miei piccoli lettori» non troveranno, in queste pagine, una cogente connessione tra parole e illustrazioni: i dipinti, perfettamente armonizzati con il testo, lungi dal solo esserne il semplice supporto figurativo, piuttosto lo animano, ne costituiscono la struttura evocativa in una riuscita relazione biunivoca tra scrittura e pittura.

Un duplice livello espressivo caratterizza quanto leggeremo, con un frequente e continuo scambio di informazioni implicite, starei per dire subliminali, tra le vicende narrate di Pinocchio-bambino e le scene dipinte di Pinocchio-burattino.

Per usare un termine cinematografico, ma lungi da ogni eresia, potremmo definire questa «antifavola» il sequel del romanzo di Collodi. Così è, se vi pare, sebbene il finale - che non sto certo a svelare - ci ricondurrà (definitivamente?) alle collodiane origini.

Il racconto di Grima inizia dove quello di Lorenzini finisce: Pinocchio, redento e affrancato da ogni malefatta, si sveglia bambino in carne e ossa, qui «biondo e paffutello». Quindi, una serie di avventure lo vedrà al centro di incontri con vecchie e nuove conoscenze, in un costante ribaltamento dell’originale, vuoi per il punto di vista nuovo, vuoi per gli elementi narrativi in sé. Giocoforza, pur nel ripercorrere strade già battute e nel ripetersi di situazioni (quasi sempre dolorosamente) già vissute, gli occhi il cuore e l’anima di un bambino vedono e sentono cose ben differenti da quelle viste e sentite da un burattino.

In teoria, almeno; ma, di grazia, il Pinocchio di Collodi agiva, reagiva, interagiva da burattino? Sia Grima sia Paladini sanno bene che no, non gli si potevano negare cuore e anima né, soprattutto, quello stupore che – senza voler scomodare Pascoli - solo un fanciullino può provare di fronte al dispiegarsi delle vicende umane e naturali. Ma pittore e scrittore stanno volentieri (o inconsciamente?) al gioco, come si avverte nel doppio passo del loro percorso parallelo, con la stimolante antitesi umano/non umano, appunto: Pinocchio-bambino vs. Pinocchio-burattino, entrambi a loro volta travolti dal rocambolesco e fantastico incalzare della vita.

Non solo: come detto, il Pinocchio grimiano, alla ricerca della sua mamma (il «primo affare» in cima ai suoi pensieri) e di babbo Geppetto, fa anche nuovi incontri, vive nuove esperienze e delusioni, le sue avventure sono abitate da personaggi inediti, ulteriori meraviglie, rinnovate malvagità (una fra tutte, la costante oppressione del «messere»), tutti elementi che danno maggior lena e spessore al personaggio e ampliano lo spazio agito con altri paesaggi e ambientazioni. «Ma che mondo era mai quello dove era entrato con tanto entusiasmo lasciando la sua vecchia forma di burattino?», si chiede Piero Grima. E all’interno di questo mondo, tra il naturale e il surreale, Pinocchio-bambino si emoziona, si scoraggia, ma affranto e umiliato trova comunque la forza di affrontare pure le traversie della dimensione umana: «Camminava lentamente tra tutti quei bellissimi fiori di papavero ed i cespugli di giunchiglia, quando giunse su uno stretto sentiero pietroso, sedette accanto ad un grosso carrubo per raccogliere le idee ché le aveva confuse ed ingarbugliate perché non è facile addormentarsi burattino e svegliarsi, d’improvviso, bambino capace di piangere ma anche di sentire la gioia di dentro. Ora era il momento di trovare ad ogni costo il miglior modo di continuare ad esistere.»

Grazie alle belle ed efficaci immagini realizzate da Piero Paladini (veri e propri dipinti di grande qualità, questo va detto) la nostra lettura si muove dunque su questo doppio piano narrativo, dove il registro fiabesco impiegato da entrambi gli autori è declinato in forme affatto suggestive e accattivanti. E segnatamente nel caso delle pitture, un surplus immaginifico dai tratti onirici (prerogativa propria della poetica paladiniana), pur nel taglio ludico della raffigurazione, conferisce loro una particolare essenza lirica implicando, pure, più d’una lettura psicanalitica.

Spazi mentali, luoghi della memoria, elementi naturalistici e architettonici rielaborati in una dimensione metafisica costituiscono la cifra predominante dei dipinti, unitamente ad un colorismo marcato e perciò particolarmente efficace sul piano percettivo. Troviamo in scena forme ridotte a geometrie primarie, campiture e giustapposizioni cromatiche nette ed essenziali, a voler cogliere la sostanza intima delle cose e ribadire uno dei caratteri fondamentali dell’indagine pittorica di Piero, quella ricerca del sostrato primo che anima gli oggetti e le creature della sua iconosfera.

L’odissea anti-picaresca del bambino-marionetta, quell’universo pinocchiesco che Paladini ben conosce per aver più volte e da lungo tempo bene interpretato, è qui riscritta e riproposta in tutta la sua multiforme e variopinta ricchezza di personaggi e situazioni, in tutto il suo variegato bestiario: di nuovo, in tutto il fanciullesco, crescente e incantato stupore verso quell’incessante sorpresa che è il mondo.

Domenico Saponaro

"Pinocchio e poi..."

dipinti di Piero Paladini

Si è svolta dal 19 aprile al 1 luglio 2012. Tutti i giorni dalle 9 al tramonto, orario continuato.
Spaccio di Rosina, Storico Giardino Garzoni
Piazza della Vittoria, 1 – Collodi (Pistoia), tel. 0572 427314

La mostra è visitabile con il biglietto d'accesso al Giardino garzoni e Collodi Butterfly House.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Ottobre 2012 13:36 )  
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