Piero Paladini Art & Design

Giotto e dintorni

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Di Alessandra Gaeta

Il viaggio di Paladini nei luoghi della mente esprime una sorta di interazione tra il passato culturale e la contaminazione del presente. Spazi e tempi intesi come orizzonti cognitivi fissati nella nostro pensiero quasi a livello genetico. Essi si ritrovano nei percorsi culturali dell’umanità: gli occhi della memoria ne percorrono le estensioni, ne intentano la comprensione cogliendone tuttavia a fatica l’essenza.

La narrazione pittorica inscena la condizione dell’uomo contemporaneo in lotta contro le inquietudini che lo agitano inserendola in un contesto che rimanda al romanzo cavalleresco. La natura simbolista dell’iconografia di Paladini esprime lo scontro tra la purezza della cultura classica e le dissonanze della modernità. L’ambientazione, ispirata al principio di sintesi metafisica delle architetture di Giotto e dei Lorenzetti, viene utilizzata come palcoscenico. L’essenzialità delle linee traccia la sceneggiatura in cui poter far accadere ogni sorta di azione. Un continuum stilistico che caratterizza la ricerca dell’artista e lo porta a raccontare storie ogni volta diverse ma tra loro correlate. Attraverso l’uso dell’iconografia classica egli offre una rilettura in chiave moderna dello scontro tra le pulsioni di amore e morte. Come in un rito egli esorcizza la paura e le tensioni, sana le piaghe lasciate dagli asservimenti dello spirito.

 Presenze ectoplastiche, forme visibili ma inesistenti prendono vita nelle trasparenze del colore, nelle architetture degli spazi. Così pure si incontrano le ali di Leonardo da Vinci, in un volo incerto che muove figure antropomorfe in un alternarsi di soggetti reali e non reali. Esseri diabolici appaiono stremati dallo scontro ed infine vinti. La Cacciata dei diavoli di Arezzo si legge come un romanzo di gesta eroiche in cui permane con forza il motivo della lotta per un’impresa non del tutto conclusasi. La struttura compositiva intreccia forme mitiche, archetipi, simboli, modelli da ri-scoprire. Ostacoli, barriere, filtri inquinano la comprensione della nostra memoria storica. Demoni di ogni sorta attaccano e attanagliano il nostro presente, confinano le nostre volontà e sopprimono la linfa vitale del nostro pensiero. La tensione narrativa che ne scaturisce non celebra tanto la vittoria dei cavalieri, quanto più lo sforzo valso a raggiungerla. Nelle loro gesta si riassumono i valori dell’intera comunità. Una rappresentazione questa non limitata ad una semplice mimesi (imitazione-riproduzione) ma volta a rivelare i significati più profondi del reale. Non per semplice relazione tra significante e significato, dunque, bensì per intrinseca appartenenza culturale.

L’uomo contemporaneo vive una sorta di Nuovo Medioevo dal quale necessita un riscatto; ne La rinuncia ai beni paterni si scopre l’aspirazione ad una condizione spirituale migliore, il San Francesco uomo che si priva dei beni materiali per ricongiungersi alla terra. La salvezza, rappresentata da un apparentemente paradossale moto discensionale, ricorda invece il compimento di un rito pagano medievale. Nella terra e nelle sue radici scorre l’essenza della vita. Nell’opera di Paladini, un invito alla difesa della nostra cultura, del patrimonio che ognuno reca dentro sé; con ritrovata consapevolezza l’uomo discerne il buono dal maligno per riscattare il proprio Io e ritornare ad essere infine padrone del proprio pensiero.








Ultimo aggiornamento ( Martedì 07 Febbraio 2012 16:07 )  
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